19 giugno 2012, 15:31 Dailybasket
Montepaschi Siena: il tassametro continua a correre. Per il sesto anno di fila, la Mens Sana si cuce lo scudetto sul petto e – non va dimenticato – per il quarto di fila centra la “tripletta” nazionale con scudetto, coppa e supercoppa, pur fallendo l’assalto all’Eurolega. I nomi di Ferdinando Minucci, Simone Pianigiani e Shaun Stonerook sono le costanti di questa dinastia (nessuno dei tre certo di restare), ma la grande abilità di questo club è proprio quella di continuare a mietere risultati cambiando gli “ingredienti” eppure riuscendo sempre, grazie alla maestria di Minucci e Pianigiani, a confezionare delle piccole, grandi imprese. Ora pare che anche per il Montepaschi possano arrivare tempi duri, visti i problemi che affliggono l’istituto bancario (forse anche a questo alludeva Minucci parlando di ciclo finito e della ricerca di giocatori non del tutto affermati), ma anche con un’eventuale revisione al ribasso del budget Siena resterà la squadra da battere ai blocchi di partenza del prossimo campionato.
Bo McCalebb (playmaker, Montepaschi Siena): Ksystof Lavrinovic è uscito alla distanza rivelandosi fondamentale nella serie finale, ma il titolo di MVP è andato giustamente al torello di passaporto macedone, autore in particolare di due prestazioni memorabili nelle prime due gare senesi. Per lui oltre 17 punti di media nella serie, ma rispettivamente 25 e 21 in gara1 e gara2, con 5 assist in entrambi i casi e addirittura 34 punti di valutazione in gara1. Il tutto condito dal “pepe” che solo McCalebb ci sa mettere, lanciato come un bolide in contropiede o verso un portentoso layup acrobatico nel traffico, a rendere la vita più facile a tutta la squadra. Per lui mezza Europa (oltre ad alcune franchigie NBA) è pronta a fare carte false, ed è probabile che questo sia stato il suo regalo d’addio alla Mens Sana, ma l’esperienza di Bo nel nostro campionato, pur se relativamente breve rispetto a “mostri sacri” come i suoi compagni Stonerook e Kaukenas, ha lasciato segni indelebili che tifosi e addetti ai lavori faticheranno a dimenticare.
I giovani dell’Olimpia Milano: pur con dei comprensibili alti e bassi, ma più alti che bassi, i tre under 22 di Milano hanno disputato dei playoff di ottimo livello, ripagando pienamente la fiducia di coach Scariolo, che non ha avuto “paura” di gettarli nella mischia, e dimostrando di poter già fare la differenza. Alessandro Gentile, dopo le difficoltà di ambientamento iniziali, è cresciuto esponenzialmente, tanto che spesso nei playoff, nei momenti di difficoltà, è stato lui a guidare l’attacco meneghino, segnando in penetrazione o guadagnandosi viaggi in lunetta. L’altro giovane protagonista, anche lui italiano, è Nicolò Melli, il cui contributo, sebbene meno evidenziabile dalle statistiche, è stato ugualmente importante. Il lungo reggiano è emerso prepotentemente nella seconda parte di stagione come ottimo difensore, come ha dimostrato anche nei playoff con “clienti” difficili come Jumaine Jones o David Andersen. Deve crescere in attacco, in cui le grandi qualità andranno abbinate ad una maggiore fiducia nei propri mezzi. Infine, il croato Leon Radosevic, forse quello che ha convinto meno. Piuttosto discontinuo, ha alternato gare in cui è risultato dominante con il suo atletismo ad altre in cui è parso un pesce fuor d’acqua, specie in attacco, dove può essere pericoloso solo ricevendo la palla sugli scarichi in area, ma il suo apporto è stato complessivamente positivo.
Il pubblico di Siena e Milano: il pubblico nel basket continua a crescere e riscuotere interesse, nonostante la copertura televisiva abbia perso molto rispetto agli anni di Sky Sport. In questo crescente interesse, Milano e Siena si sono contraddistinte come regine, almeno in termini di presenze. Nelle 16 partite di stagione regolare il Forum di Assago ha registrato circa 240 mila presenze totali, mentre nelle due gare di finale il pubblico milanese è accorso in massa a sostenere la squadra di Armani: due tutto esaurito e un totale di 20550 presenze. Un risultato eccellente per una città che vive principalmente di calcio e che spesso ha nella concomitanza degli eventi una nemica del nostro sport. Molto simpatica l’iniziativa – da ricondurre ad un’idea della marketing manager Carmen Dipalma – di regalare in gara3 a tutti i paganti una maglietta vintage di colore rosso a sostegno della squadra. Il colpo d’occhio, ben distinguibile anche dalla tv, è stato notevole, riscontrando – cosa molto importante – il gradimento dei tifosi. Non meno degni di lode i tifosi senesi, che alla sesta finale consecutiva hanno continuato a far traboccare di biancoverde il PalaEstra trascinando McCalebb e compagni ai successi in gara1, gara2 e gara5. Un amore incrollabile nei confronti della Mens Sana, che risulta ancor più straordinario se si pensa che, nella metropoli Barcellona, la squadra di casa ha fatto fatica a riempire il Palau Blaugrana (7500 posti) nella serie finale. Un dato confortante, infine, è la consapevolezza di essere lontani dal tifo – spesso verbalmente violento – del calcio.
Scavolini Siviglia Pesaro: stagione al di là delle attese per la Victoria Libertas, che disputa una buona stagione regolare con qualche alto e basso ma dà il suo meglio ai playoff, prima eliminando a sorpresa la Bennet Cantù ai quarti, poi mettendo in seria difficoltà l’EA7 Milano, costretta a gara5 per avere ragione dei ragazzi di Luca Dalmonte. Due serie molto intense in cui Pesaro ha mostrato un basket tenace e spettacolare, contraddistinto dal talento degli americani e dalla determinazione degli italiani con un solido Cusin ed un Hackett ormai maturo. Le cattive notizie sono arrivate – come per molti club – dopo la fine della stagione agonistica, con l’incertezza ai vertici della società, la fine di un’epoca con la cessione delle quote di Valter Scavolini al Consorzio Pesaro Basket (di cui però lo stesso Scavolini è membro) ed il conseguente addio di coach Dalmonte, determinato dalle scarse garanzie tecniche ed economiche per il futuro. Il ritrovato entusiasmo della “piazza”, però, è la miglior garanzia possibile per il club marchigiano che, a prescindere dalle basi economiche e dirigenziali da cui ripartirà, potrà contare sul sostegno incondizionato dei tifosi biancorossi.
Banco di Sardegna Sassari: terzo posto. Davvero niente male per una squadra al suo secondo anno nella massima serie, che ha visto i propri obiettivi stagionali stravolgersi. Una stagione da incorniciare, con un sontuoso girone di ritorno e la volata finale che ha consacrato i sardi nella parte alta del tabellone. Dopo la serie contro Bologna nel segno dei buzzer beater (di Drake Diener e capitan Vanuzzo) e la semifinale contro la Mens Sana, è arrivato anche il lieto fine sassarese. All’indomani della gara3 che ha fatto calare il sipario su questa annata gloriosa, il Presidente Sardara ha infatti dato l’annuncio più atteso: quello della conferma dei cugini Diener, in barba a tutte le voci che li volevano già sistemati altrove. Indice che il progetto Dinamo ha basi solide e lavora già alla prossima pagina ripartendo dalle sue certezze più salde: un allenatore pragmatico (fresco di premio come coach dell’anno), un gruppo solido di italiani ed i cugini del Wisconsin. Ma nessuna coppa disciplina e nessuna menzione televisiva renderà giustizia al pubblico del PalaSerradimigni: un’isola, un popolo intero accomunato dalla passione e da un tifo corretto e leale. Un palazzetto capace di esplodere su una tripla del -21 (contro Milano) o di concludere le semifinali (dopo un sonoro 3-0 dei campioni d’Italia) in festa. In attesa della prossima stagione.
Enel Brindisi: vi sono mancati? La loro assenza dalla massima serie è durata solo 364 giorni, appena una stagione. In pochi avrebbero scommesso sull’immediata risalita dei pugliesi, forse neanche la stessa società che aveva programmato la promozione in un biennio, in virtù della formula della Legadue (una sola promozione tramite playoff). Poi c’è stato il “Venezia-gate” e le promozioni sono diventate due, senza una concorrente diretta – la Reyer, appunto ripescata in serie A. Quindi perché non provarci? Il risultato: Brindisi sul modello Siena. Coppa Italia e vittoria ai playoff, dominati senza difficoltà, quasi con arroganza. Non si ricorda una post season così a senso unico. Dopo un doppio 3-0 senza grandi patemi contro Ostuni e Barcellona, ma solo con troppe polemiche tra gli avversari, Brindisi ha impiegato una partita in più in finale contro Pistoia – anche se il tiro del 3–0 ha ballato sul ferro per poi uscire. La forza di questa piazza è la sempre viva passione della sua gente, che nella prossima stagione potrebbe trovarsi con un nuovo impianto da 5.000 posti e con una struttura organizzativa che avrà l’obiettivo di rimanere in serie A molto a lungo.
AcegasAps Trieste, FMC Ferentino e Bitumcalor Trento: i playoff di DNA hanno ribaltato i pronostici che avevano preso corpo nel corso della stagione regolare: Omegna e Napoli, autentiche padrone della prima parte della stagione, sono uscite clamorosamente non accedendo neppure alla finale. La pallacanestro nazionale celebra il ritorno in Legadue della piazza storica di Trieste, che batte davanti a 6000 spettatori la BLS Chieti, orfana nell’ultima parte di stagione di “Picchio” Feliciangeli. Ma ci sono pure nomi nuovi per la prossima Legadue: Ferentino, che da alcuni anni era impegnata nell’allestimento di un collettivo da promozione. Determinante l’ingaggio di coach Franco Gramenzi, specialista in promozioni nel settore dilettanti (decima promozione negli ultimi dodici anni per il coach teramano) che, dopo avere portato in Legadue Veroli, si è ripetuto sull’altro fronte ciociaro. La terza promossa è Trento, che solamente un anno fa retrocedeva via playout, salvo essere ripescata in funzione della wild-card. Sul mercato l’innesto di Pazzi e Santarossa, importanti spazi ai giovani e promozione per una società da anni ambiziosa e che dispone di uno dei migliori palasport sul territorio nazionale.
Giorgi Shermadini (centro, Bennet Cantù): le sue lunghe leve sarebbero state decisive per bloccare le scorribande in area dei piccoli pesaresi, così le parole di Andrea Trinchieri al sito israeliano Walla pesano come macigni sul giovane centro georgiano: “Shermadini a fine stagione si è infortunato ma la mia impressione è che non abbia fatto il massimo per tornare il prima possibile dall’infortunio. Da quando ha firmato per il Maccabi, penso intorno a marzo, non è stato più lo stesso giocatore, non aveva la stessa fame che aveva all’inizio dell’anno. Giorgi non è stato serio con noi, non posso dire che sia un cattivo ragazzo ma ha commesso un errore. Forse è quello che succede quando ti chiama una squadra come il Maccabi…” Da rivelazione dell’anno a delusione.
Canadian Solar Bologna: un’altra annata di aurea mediocrità per le Vu Nere, che intascano un sesto posto frutto soprattutto di un “vorrei ma non posso”. Un quintetto base che dopo i primi inizi incerti è riuscito a diventare redditizio ed a tratti spettacolare, merito dell’ottima organizzazione di coach Finelli e della super annata della coppia Poeta-Gigli. Proprio l’ex Roma è stata la scoperta più piacevoli per i bianconeri: tanta sostanza, agonismo, rimbalzi ed un’intesa ai limiti della perfezione con il play azzurro. Koponen e Sanikidze salutano disputando sicuramente la loro migliore annata in maglia Virtus, entrambi con le valigie in mano da tempo per destinazioni assai ambiziose. Drammatica invece l’annata della panchina: Gailius impresentabile a certi livelli, imbarazzanti per molte gare sia Lang che Luca Vitali, apparso in totale crisi amletica. La scelta di non rafforzare, in chiave playoff, una squadra comunque interessante (Paunic ha solo diluito la rotazione) è l’ennesima dimostrazione del disinteresse o dell’incapacità di cercare un salto di qualità. Il pubblico presente è un dato che conforta patron Sabatini che, nonostante le dichiarazioni, sembra tutt’altro che poco coinvolto dal futuro dei bolognesi. Tifosi bianconeri che però con il tempo potrebbero smettere di affezionarsi ad una squadra condannata – e non sembrano esserci premesse per un cambiamento – ad un grigio e declinante “in medio stat Virtus”.
Episodi da censurare in Legadue: playoff è sempre sinonimo di maggiore pressione su ambiente, squadra e tifosi, il periodo più caldo in tutti i sensi. Sale la posta in palio e tante formazioni arrivano a giocarsi tutti gli obbiettivi stanche sia fisicamente che di testa. Quello che purtroppo è successo ad alcuni appassionati è di ritrovarsi con gli encefali un po’ annebbiati, forse per i primi caldi o anche solo per troppa enfasi da campanile , macchiando in alcune occasioni quanto di buono e positivo fatto dai propri beniamini. Le prime avvisaglie di comportamenti che nulla hanno a che vedere con lo sport si erano verificati quando a Pistoia alcuni ultras forlivesi avevano apostrofato pesantemente alcuni giocatori della Fulgor rei a loro avviso di scarso impegno alla fine del primo tempo, con Poletti colpito di striscio da un oggetto. Tornando alla post season, prima sono arrivati gli sputi e gli insulti al presidente della Legadue Bonamico in quel di Pistoia dopo un arbitraggio ritenuto a senso unico. Nell’altra semifinale, da segnalare l’ombrellata a Gibson di Brindisi in gara3 a Barcellona, con la guardia USA che in maniera forse poco “professionale” si vendica col dito indice alzato di fronte alla bocca dopo una schiacciata in contropiede. Al termine di quella sfida lancio di oggetti in campo e molte immagini che in una simile serata di festa devono essere evitate. Ultimo episodio in ordine cronologico, le veementi proteste di parte del PalaFermi contro Bucchi ed i suoi ragazzi, colpevoli solo di aver conquistato la promozione nella massima serie al cospetto della formazione locale. Certo non bisogna fare di tutta erba un fascio colpevolizzando alcune piazze, ma questi episodi devono far riflettere tutto l’ambiente nella speranza che si possa assistere ad una maggiore correttezza e civiltà, a cominciare dalle dichiarazioni degli allenatori a caldo e durante la settimana.
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