09 luglio 2012, 20:43 Federico Bobbio
Il moderatore della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Basket On Board” è stato Dan Peterson. The Coach si è fermato a fare due chiacchere con noi al termine della conferenza.
Coach, è un momento molto difficile per il nostro basket, qual è secondo lei lo stato di salute del basket italiano?
E’ un argomento veramente molto delicato. Ovviamente il Basket Italiano è lo specchio della crisi universale che ci sta colpendo. Il presidente Petrucci durante la conferenza stampa ha citato la Grecia, che pur avendo portato due squadre alle Final Four di Eurolega, Panathinaikos e Olimpiakos, poi finite rispettivamente quarta e prima, l’altro giorno è stata eliminata nel torneo pre-olimpico dalla Nigeria. Così come la Grecia, che è messa in ginocchio da una crisi economica senza fine, l’Italia è stata colpita nel suo DNA cestistico, a tutti i livelli, dalla crisi. 40 società delle massime serie non riusciranno a iscriversi ai rispettivi campionati. Parlando solo della serie A e per citare solo alcune realtà, Roma è riuscita a iscriversi solo all’ultimo istante e Treviso ancora non è sicura del suo futuro. E’ un momento di grande difficoltà per tutti. Il basket rispecchia, secondo me, lo stato sociale generale del Paese. Anche negli Stati Uniti la situazione è molto delicata. Abbiamo più di 100 squadre professionistiche unendo le quattro grandi leghe, NFL, NBA, MLB e NHL. Il grande pubblico americano non ha soldi per seguire tutte le squadre della propria città. Io sono di Chicago, dove abbiamo cinque grandi squadre professionistiche. Il tifoso chicagoano deve scegliere. Se vado a vedere i Bulls non vado a vedere i Bears, se vado a vedere i Cubs non vado a vedere i Blackhawks, e questo rispecchia la crisi economica dilagante. Una situazione del genere non si sarebbe verificata trent’anni fa. E questo non accade solo nel Basket. Si sta verificando anche nel calcio italiano, che non è esente dalla crisi economica.
Il presidente della Virtus, Claudio Toti, aveva deciso di lasciare il Basket dopo aver speso tanto per la squadra senza aver un ritorno in termini di pubblico, di tifosi. Lei prima citava gli Stati Uniti che sono riusciti ad escogitare strategie per invogliare il pubblico ad andare allo stadio. Una iniziativa come quella di “Basket on Board” è quello che ci vuole? Cosa bisogna fare per riuscire a portare il pubblico verso il Basket?
E’ necessario attirare l’attenzione al basket. “Basket on Board” è una grandiosa trovata proprio per questo. Parlando di Roma, è certo che Claudio Toti ha sofferto molto in questi anni. Ha investito molto senza avere ritorno, intendendo ritorno come pubblico pagante. Tanto da dover ritornare al PalaTiziano dopo essere stati per diversi anni al PalaEur che non si riusciva a riempire. Vivendo a Milano, posso dire con sicurezza che la colonna vertebrale del basket italiano è Milano-Roma Roma-Milano. Queste due città dovrebbero avere due società a testa di grande solidità. La rivalità cittadina è fondamentale per creare passione intorno a uno sport e a una società. Di nuovo gli Stati Uniti ci possono dare una lezione. Clippers e Lakers, Nets e Knicks. Le rivalità sono importanti per creare interesse. Se ci fosse la Lazio, come negli anni ottanta in serie A, l’effetto sarebbe tremendo positivamente per il movimento cestistico cittadino. Inoltre è anche importante il rapporto con le istituzioni. Faccio un piccolo esempio. La metropolitana di Milano arriva da poco tempo fino al Forum di Assago. E’ stata una grande svolta per i tifosi. E’ un segnale forte che le istituzioni hanno voluto dare nei confronti dello sport e dello spettacolo del Basket. Sono tante le strategie possibili.
Un’ultima battuta Coach. Quanto è importante ripartire dai giovani per il nostro Basket?
E’ fondamentale. I grandi nomi del nostro basket sono tutti prodotti dei grandi vivai italiani. La programmazione con la federazione è un fattore fondamentale. Mettere nelle abili mani di un Coach quotato come Andrea Capobianco la gestione del settore giovanile nazionale è stato un passo importante per il nostro basket. Stiamo assistendo alla crescita di una nuova generazione di grandi giocatori, e chissà magari uno di questi tra qualche anno lo vedremo in NBA. Ma prima di tutto è necessario crescere nel nostro campionato per il nostro campionato.
Grazie Coach.
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