5. OH MY JOSH!

23 anni da compiere, prodotto di Tennessee, 40esima scelta dell’ultimo draft, un difficile approccio con l’NBA, la D-League, il ritorno, l’esplosione: questa, per sommi capi, la storia recente di Josh Richardson.

Il rookie dei Miami Heat non smette di stupire e regala sorrisi a tutta la Florida, in primis Pat Riley che, per l’ennesima volta, si ritrova tra le mani un inaspettato talento.

Oggi, però, non celebriamo le cifre e l’impatto di Josh sul gioco dei rossoneri, ma una sola e specifica prodezza; e che prodezza! Perché il ragazzo, a una spiccata intelligenza tattica, unisce anche un atletismo abbacinante, capace di regalare perle del genere: penetrazione a difesa di Chicago schierata (con evidenti lacune), un paio di palleggi nel cuore dell’area, stacco a due piedi di potenza e inchiodata stereofonica che incendia l’American Airlines Arena.

Continua a volare Josh!

 

4. NEMICI PER LA PELLE

Il toro si scatena quando vede rosso; il mamba quando vede verde.

L’ultima di Kobe Bryant contro i Celtics è stata, come nel più appassionante dei copioni, un grandissimo spettacolo. Perché vedere il #24 dominare il campo e inventare quei canestri che solo lui sa fare è pur sempre una delle cose più belle che il basket può regalarci.

Boston, che è squadra vera e punta in alto, si è presa lo scalpo dei Lakers, ma non quello del fenomeno giallo-viola. Kobe ha cercato in tutti i modi di tenere i suoi in gara, sciolinando quei numeri che, ormai, gli escono di rado. E’ affascinante e romantico pensare che si fosse tenute le “cartucce buone” proprio per lo scontro con gli eterni rivali. Chissà…

Come anticipato, il campo ha detto Celtics, 107-100, ma i riflettori sono rimasti puntati per 48 minuti su un Kobe in versione cinque stelle (nonostante la freschezza atletica non sia più quella di un tempo): 34 punti, 11-28 dal campo e quegli step back, quei jumper, quelle piroette…. Ah, magia pura!

E si conclude così, con l’ultima spruzzata di veleno, l’eterna e coinvolgente rivalità tra il Mamba e i bianco-verdi col trifoglio sul petto.

 

3. LE MILLE E UNA NOTTE – La pioggia gialloblu

Gli Splash Brothers, quindi il migliore tiratore di sempre e il suo fedele compagno di scorribande, un gioco divertente, veloce, coraggioso ed estroso: fanno 1000 triple in stagione. Alè.

“Altro giro, altro record” per i Golden State Warriors, che forse non raggiungeranno il 72-10 dei Bulls, ma già hanno provveduto a riscrivere molte pagine della storia del Gioco. Tra cui, appunto, quella del numero di bombe messe a segno in una singola annata. Missione compiuta nella sfida con Portland.

Va da sé che, di queste mille, la maggior parte porti la firma di Curry o Thompson, ma sono ben tredici i Warriors ad aver segnato almeno una volta con i piedi dietro l’arco. Tanto per capirci, pure Bogut l’ha messa. Al momento del traguardo, Steph era a 372 (ovviamente record per un giocatore), Klay a 261 e Green a 93. Di seguito tutti gli altri.

Record sicuramente curioso e relativamente importante, anche se ci fa capire, nuovamente, come i californiani stiano, senza dubbio, segnando la via per il basket che sarà.

 

2. IT’S A KIND OF “MAGIC”…

Settimana scorsa abbiamo celebrato le sue sette triple doppie nel mese di marzo, sottolineando come, per il record di triple doppie in una sola stagione, avremmo dovuto aspettare poco. Ribadiamo: ci siamo quasi…

Russell Westbrook si conferma la “triple double machine” più letale del basket moderno. Come lui, solo Magic Johnson. Agganciate le 17 triple doppie realizzate dall’indimenticabile campione gialloviola nell’85/’86. “E’ sempre un grande onore essere accostato a Magic. E’ qualcosa che non va mai dato per scontato” ha dichiarato RW dopo aver pareggiato i numeri dell’ex Lakers.

Statistiche mostruose, per un giocatore in continua evoluzione che, di anno in anno, migliora in maniera esponenziale, conquistandosi, a ragion veduta, lo status di Superstar della Lega. Se non ci fosse quello col #30 in maglia gialloblu, Russell sarebbe un degnissimo candidato al titolo di MVP.

 

1. LE MILLE E UNA NOTTE – La leggenda di Timmy

1000 vittorie in carriera. 1000! Mille!! Difficile rendersi conto della grandezza dell’impresa di Tim Duncan. Proviamoci.

Cominciamo da questo curioso ma altrettanto significativo dato: da quando Timmy è nella NBA (ormai 21 anni), ha raccolto più vittorie di Charlotte (912), Minnesota (843), Toronto (730), Memphis (694) e New Orleans (527).

Altro dato: il caraibico il terzo giocatore della storia a raggiungere il migliaio di successi. Parish ne ha 1014, Abdul-Jabbar 1074.

Infine: insieme a Popovich, Duncan forma il duo giocatore-coach più vincente della storia. Karl Malone e Sloan si erano fermati a 775; lo stesso Sloan, stavolta con Stockton, a 768.

Ora capiamo di cosa si sta parlando? Forse. E allora chiudiamo col botto, col primato “vero e proprio”: Tim Duncan è l’unico cestista della storia ad aver raggiunto le 1000 vittorie con la stessa squadra. Ovviamente, i San Antonio Spurs.

Adesso sì che avete tutto il necessario per tirare un lungo sospiro e rendervi conto di che razza di fenomeno si tratti quel #21 dal ginocchio sibillino e dalla faccia enigmatica. Leggenda.