colonels3     1^parte

Con l’avvento dell’estate 1973 la franchigia venne presa in mano da Ellie e John Y.Brown (proprietari della nota Kentucky Fried Chicken) e la nuova proprietà riuscì a rilanciare l’interesse per i Colonels in tutto lo stato con una capillare campagna abbonamenti. Furono compiuti piccoli ritocchi al roster, con la cessione di Mount a Utah e gli innesti di John Roche, giovane guardia prelevata dai Nets, protagonista nell’upset dei playoff del 1971, e di Chuck Williams, point guard dai San Diego Q’s, dalla grande visione di gioco. Mullaney venne rimosso dalla panchina accasandosi agli Stars e sotto i dettami del nuovo coach Babe “Magnolia Mouth” McCarthy, i Colonels vinsero 53 partite di regular season, puntando a un lungo cammino ai playoff, trainati dal miglior rimbalzista della lega Artis Gilmore che toccò i 18.3 a partita, suo massimo in carriera (a cui aggiunse 18.7 punti, 3.9 assist e 3.4 stoppate), da un Dan Issel sempre in doppia doppia con 25.5 punti e 10.2 rimbalzi e da un Louie Dampier chirurgico in cabina di regia con 5.6 assist di media e il 39% da 3, il migliore nella lega. Ma dopo un netto 4-0 rifilato ai Cougars approfittando di un Cunningham reduce da una delicata operazione ai reni, Kentucky non seppe come limitare i Nets di Erving che dopo essere volati sul 2-0, riuscirono anche ad espugnare Louisville con un buzzer beater dello stesso Dr.J in gara-3, chiudendo poi rapidamente i conti per un 4-0 senza diritto di replica.

Hubie Brown, il nuovo head coach dei Colonels

Hubie Brown, il nuovo head coach dei Colonels

A farne le spese fu l’allenatore dell’anno McCarthy, sostituito nell’agosto 1974 da Hubie Brown, ex assistente a Duke e ai Milwaukee Bucks, che puntò sulla difesa dei Colonels, che tornò ad essere la migliore della lega anche grazie all’acquisto della guardia Ted “The Hound dog” McClain, ma soprattutto su una migliore distribuzione dei possessi offensivi, per una pallacanestro ancor più qualitativa con gli innesti di Wil Jones e della guardia Bird Averitt. Gilmore incrementò la sua produzione (23.6 punti e il 58% al tiro), con coach Brown che gli impose nuovi movimenti per farlo ricevere anche al di fuori dell’area, mentre Issel fu quello che ne subì maggiormente le conseguenze, vedendo calare la sua media realizzativa per la prima volta sotto i 20 punti segnati. Dopo un iniziale periodo di assestamento, i Colonels iniziarono a macinare gioco e per tutta la regular season la sfida al miglior record fu una continua battaglia con i Nets campioni in carica. A fine stagione i Colonels inanellarono una striscia di 9 vittorie in fila raggiungendo New York con lo stesso record (58W-26L), riuscendo poi a batterli per 108-99 nello scontro diretto valido per stabilire la testa di serie n°1. Il fattore campo era garantito per tutti i playoff e i primi due turni scivolarono via senza troppi intoppi con due 4-1 in fila a Memphis e agli Spirits che avevano sorprendentemente eliminato i Nets. In finale ancora una volta loro, i Pacers, la squadra che aveva sempre cancellato i sogni di successo della squadra del Kentucky. Ma il risultato questa volta fu ben diverso: i Colonels dominarono gara-1 rifilando ben 26 punti di scarto ai rivali, vinsero una discussa gara-2 con gli arbitri che annullarono la tripla vittoria di Keller, espugnarono Indianapolis in gara-3 con i 41 punti e 28 rimbalzi di Gilmore e in gara-5, davanti a 16.662 spettatori del Freedom Hall, vinsero il loro primo e tanto agognato titolo ABA con Artis Gilmore che, oltre a mettere a referto 28 punti e 31 rimbalzi (vedi video sottostante), venne anche eletto MVP dei playoff, chiusi con 24.1 punti e 17.6 rimbalzi di media.

Kentucky era finalmente in vetta alla ABA e, in vista di quella che sarebbe poi stata l’ultima stagione della lega, scioccò tutti i propri fan vendendo Dan Issel ai Baltimore Claws. Issel era ai minimi in carriera come punti, rimbalzi e percentuali dal campo, ma aveva instaurato una chimica perfetta al fianco di Gilmore e la decisione fu presa dal proprietario Brown per preservare la stabilità economica della franchigia in previsione della imminente fusione. Dal dispersal draft dei Sails arrivò il centro Caldwell Jones, ma dopo qualche settimana al fianco di Gilmore e visti i problemi di compatibilità tra i due, fu spedito agli Spirits in cambio di Maurice Lucas, ala grande al secondo anno soprannominato “The Enforcer” per la sua grinta e aggressività su ogni pallone. La squadra di Hubie Brown ebbe alcune difficoltà iniziali viste le tante nuove facce a roster, riuscendo a carburare soltanto a stagione inoltrata, arrivando comunque a toccare le 46W-38L, ottavo record positivo in fila, trainata ancora da Gilmore con i suoi 24.6 punti, 15.5 rimbalzi, per la quarta volta in 5 anni miglior rimbalzista ABA. Con una lega ormai allo sbando e con sole 6 squadre rimaste, i Colonels eliminarono i Pacers in un primo mini turno, giocando poi le semifinali contro i Denver Nuggets, la squadra col miglior record della stagione, che aveva tra le sue fila proprio Dan Issel, mai giunto ai Claws visti i loro problemi finanziari. Furono 7 partite emozionanti in cui i Colonels si ritrovarono con le spalle al muro sotto 3-2, vincendo una maratona a Louisville per 119-115 dopo 2 overtime sfruttando i 34 punti di Bird Averitt, ma in gara-7 i Nuggets eliminarono Kentucky con una sonante vittoria (133-110), grazie ad un dominante David Thompson da 40 punti e 10 rimbalzi.

Bird Averitt, grande protagonista dell'ultima stagione di sempre dei Colonels

Bird Averitt, grande protagonista dell’ultima stagione di sempre dei Colonels

Sorprendentemente fu quella l’ultima partita di sempre dei Colonels, infatti John Y. Brown ebbe molte discussioni con i Chicago Bulls, squadra che deteneva i diritti NBA su Artis Gilmore e furono proprio i Bulls ad opporsi ad un loro accorpamento. Brown non lottò ma si accontentò di 3 milioni di dollari, mettendo i suoi giocatori in un “dispersal draft” e con i soldi ricevuti comprò immediatamente i Buffalo Braves. Artis Gilmore finì ai Bulls con cui a suon di doppie doppie diventerà 6 volte All-Star; Maurice Lucas con le sue giocate atletiche contribuirà alla vittoria dell’anello 1977 dei Portland Trail Blazers, fino alla sua prematura scomparsa nel 2010 per un tumore alla vescica; Louie Dampier, il miglior marcatore della storia dei Colonels e della ABA, finì agli Spurs, mentre coach Hubie Brown divenne punto di riferimento per la NBA alternandosi sulle panchine di Hawks, Knicks e Grizzlies, oltre che al microfono come analyst per le TV americane. Con questi movimenti si concluse la storia di una delle franchigie finanziariamente più stabili e forti sul campo, che in tutto il basket professionistico americano del periodo era al 6° posto nella classifica generale di spettatori medi ad incontro.

Indice “DailyBasket Focus – ABA History”
Puntata 1 – La nascita e i primi passi
Puntata 2 – Tra difficoltà economiche e la fine delle ostilità
Puntata 3 – Pipers, dal successo all’anonimato (1^parte)
Puntata 4 – Pipers, dal successo all’anonimato (2^parte)
Puntata 5 – Buccaneers, i primi anni positivi a New Orleans (1^parte)
Puntata 6 – Buccaneers, l’addio alla Louisiana e l’approdo a Memphis (2^parte)
Puntata 7 – Buccaneers, dagli anni disastrosi dei Memphis Tams fino all’epilogo (3^parte)
Puntata 8 – Oaks, dall’ingaggio di Barry alla scoperta di Jabali fino all’abbandono della California (1^parte)
Puntata 9 – Oaks, gli anni dei Virginia Squires tra Charlie Scott, Julius Erving e George Gervin (2^parte)
Puntata 10 – Muskies, l’anno a Minneapolis e l’approdo a Miami come Floridians (1^parte)
Puntata 11 – Floridians, gli anni di coach Bass, di Calvin, Jones e Jabali (2^parte)
Puntata 12 – Conquistadors, da coach K.C. Jones all’ingaggio di Wilt Chamberlain (1^parte)
Puntata 13 – Conquistadors, l’addio a Chamberlain e l’inizio del declino dei nuovi Sails (2^parte)
Puntata 14 – Amigos, l’anno deludente ad Anaheim e la nascita dei gloriosi Stars di Bill Sharman (1^parte)
Puntata 15 – Stars, i primi ruggenti anni ’70 con le sfide ai Pacers fino alla bancarotta (2^parte)
Puntata 16 – Mavericks, il disasatro a Houston e la nascita dei Carolina Cougars di Billy Cunningham e Larry Brown (1^parte)
Puntata 17 – Cougars, l’ultimo anno di Cunningham fino alla nascita dei disfunzionali Spirits of St. Louis (2^parte)
Puntata 18 – Colonels, dalle iniziali difficoltà fino alle scelte di Dan Issel e Artis Gilmore (1^parte)


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