colonels3La nostra attenzione nei prossimi due episodi si focalizzerà sui Kentucky Colonels, una tra le squadre storiche della lega e stabilitasi in quel di Louisville, sotto la proprietà dei coniugi Joseph e Mamie Gregory e del loro cagnolino Ziggy, che rappresentò ben più di una semplice mascotte. Infatti Ziggy prendeva parte ad ogni meeting con i proprietari delle altre franchigie, aveva il suo posto riservato anche in tribuna e nei voli in prima classe con la squadra, ed era considerato a tutti gli effetti uno dei proprietari dei Colonels. Oltre a questo insolito owner, la franchigia del Kentucky attirò l’attenzione globale grazie a divise di un verde sgargiante, ma soprattutto per aver schierato una donna giocatrice in campo, tale Penny Ann Early. La Early non era una giocatrice di pallacanestro, ma era la prima donna fantino professionista negli States e divenne famosa a Louisville negli anni ’60 per una vicenda sessista in cui tutti i fantini maschi boicottarono le sue corse. I Colonels presero la palla al balzo e decisero di metterla sotto contratto imponendo all’allora allenatore Eugene Rhodes (visto brevemente anche nella NBA con la casacca degli Indianapolis Olympians) di schierarla in una partita reale. E così accadde nel novembre 1968 contro gli Stars, dove fu messa in campo solo per pochi secondi per una rimessa, accolta dal boato della folla. Insomma, la storia di Kentucky fu inizialmente ricca di eventi che avevano poco a che fare con la qualità del gioco, anche perché i primi anni furono piuttosto deludenti sotto questo punto di vista. La squadra era trainata in campo da Louie Dampier, guardia minuta, un All-America in uscita dalla Kentucky del leggendario coach Adolph Rupp e divenne poi simbolo non solo dei Colonels ma della ABA intera, come leader all-time in partite giocate, minuti giocati, punti segnati, assist, tiri da 3 segnati e tentati. Al fianco di Dampier anche la shooting guard Darel Carrier, prodotto di Western Kentucky sotto coach E.A. Diddle, ebbe un ruolo importante, guidando la lega nei primi 3 anni come % da 3 (è leader all-time con il 37.7%) e il duo costituiva uno dei backcourt più pericolosi della ABA producendo quasi 45 punti a sera. Purtroppo a parte Carrier, Dampier e le doppie doppie della power forward Jim Ligon, il supporting cast non era dei migliori e i Colonels si qualificarono ai playoff nei primi due anni (36W-42L e 42W-36L i record), ma non riuscirono mai a passare il 1° turno: nel 1968 vennero eliminati dai Muskies per 3-2 non riuscendo ad arginare il centro avversario Mel Daniels, mentre nel 1969 contro i Pacers volarono sul 3-1 grazie ad un superlativo Carrier da oltre 30 punti a partita, salvo poi subire la rimonta, perdendo anche la decisiva gara-7 ad Indianapolis per 120-111.

I Colonels 1969/70. In ginocchio con il 35 Darel Carrier, con il 10 Louie Dampier, mentre allo loro spalle con il 54 Gene Moore e con il 22 Jim Ligon

I Colonels 1969/70. In ginocchio con il 35 Darel Carrier, con il 10 Louie Dampier, mentre allo loro spalle con il 54 Gene Moore e con il 22 Jim Ligon

Solo nel corso del 1969-70 dopo un’altra annata positiva da 45W-39L e il secondo posto ad est, arrivò anche il tanto agognato passaggio del turno contro i Nets vincendo gara-7 a Louisville per 112-101, grazie anche al crescente impatto del centro Gene Moore che dominava in area con 19.1 punti e 12.5 rimbalzi. Ancora una volta sul loro cammino si pararono i Pacers e dopo aver sorprendentemente vinto gara-1 all’overtime con 34 punti di Ligon, crollarono perdendo le seguenti 4 partite, subendo un dominante Roger Brown e facendo nascere da allora anche una accesa rivalità con la franchigia dell’Indiana. Nell’estate del 1970 le sorti dei Colonels cambiarono radicalmente, grazie non solo ad una nuova proprietà con a capo Wendell Cherry (nativo del Kentucky, avvocato fondatore di Humana, azienda tra le più conosciute tuttora in ambito di assistenza sanitaria), ma soprattutto alla firma di un giocatore che modificherà l’assetto della franchigia: Dan Issel, All-America dalla University of Kentucky di Rupp e tuttora leader all-time come punti segnati e rimbalzi catturati dei Wildcats. Il primo anno di Issel fu strepitoso, segnava a ripetizione da ogni zona del campo, poteva portare i lunghi avversari fuori dall’area facendo partire uno dei suoi tiri denominati “Issel missiles”, oppure poteva batterli con una finta, palleggio e comodo layup, e guidò l’intera lega per punti segnati con 29.9 a partita in aggiunta a 13.2 rimbalzi di media, venendo eletto rookie dell’anno (assieme a Charlie Scott). Nonostante questo i Colonels non ebbero una stagione superlativa (44W-40L), Rhodes fu licenziato dopo appena un mese seppure con un record positivo (10W-5L) e al suo posto nel novembre ’70 arrivò Frank Ramsey, altro prodotto della Kentucky di Rupp con cui fu campione NCAA e in seguito 7 volte campione NBA con la maglia dei Boston Celtics (il suo n°23 è stato ritirato dai Celtics), che fece svoltare la squadra nella post-season. I Floridians di Mack Calvin crearono molti grattacapi ma in 6 gare furono battuti grazie all’ottimo momento di forma di Carrier, poi nello scontro contro i Virginia Squires campioni della Division, la rimonta da sotto 2-1, vincendo nettamente le 3 partite seguenti con Dan Issel salito di colpi e sempre oltre quota 30 punti e 10 rimbalzi. I Colonels erano finalmente giunti a giocarsi il titolo e la sfida non era semplicissima perché di fronte c’erano gli Stars delle 57W in regular season; la serie andò per le lunghe, ogni team vinceva le sfide davanti al proprio pubblico e grazie ad una super rimonta negli ultimi 4′ di gara-6 firmata dai 22 punti e 10 assist di Louie Dampier e dai 31 punti e 17 rimbalzi dell’ala Cincinnatus Powell (preso nell’inverno ’70 da Dallas sacrificando Moore), i Colonels vinsero a Louisville per 105-102 mandando tutto a gara-7 a Salt Lake City. Purtroppo al Salt Palace non basteranno i 41 punti di Issel, i 31 punti di Carrier e i 19 punti e 20 rimbalzi di Powell, nell’ultimo quarto Utah riuscì a spaccare in due la partita e a vincere serie e titolo.

Dan Issel, rookie dell'anno nel 1971

Dan Issel, rookie dell’anno nel 1971

La dirigenza però credeva nella crescita dei Colonels e non lesinò ulteriori spese firmando Artis Gilmore, centro all-America in uscita da Jacksonville guidata anche alla finale NCAA nel 1970, persa contro la UCLA di John Wooden. Artis veniva da un dominio dei tabelloni nei due anni ai Dolphins e la sua media di 22.7 rimbalzi in carriera è tuttora la più alta nella storia della NCAA Division I e dall’alto dei 215 cm diventerà anche uno dei centri di riferimento nella storia della ABA sui due lati del campo. Grazie alla sua forza e alle sue potenti schiacciate prese da subito il possesso dell’area dei Colonels e agli ordini del nuovo coach Joe Mullaney, ex allenatore dei Lakers portati anche in finale nel 1970 (persa 4-3 contro i Knicks), la squadra del Kentucky mise in mostra una pallacanestro dominante sia in difesa (migliore della lega) che in attacco, con Issel che divenne ancor più prolifico da ala grande segnando 30.6 punti a partita con 11.2 rimbalzi e al suo fianco Gilmore con 23.8 punti, un incredibile 59.8% al tiro, 17.8 rimbalzi e 5 stoppate fu eletto contemporaneamente rookie e MVP dell’anno“Non c’è nessun altro come lui nella lega, è devastante ed impressionante per tutto quello che fa in campo”, il commento di Issel al dominio del compagno. Arrivarono ben 68W-16L, un record pazzesco, il migliore nella storia ABA e tutt’ora nella top 10 tra i migliori nella storia del basket professionistico. Tutto lasciava presagire ad un lungo cammino da aprile in poi, ma i Colonels incapparono nell’upset più clamoroso, perdendo immediatamente al 1° turno contro i Nets di Rick Barry, una squadra che Kentucky aveva battuto ben 8 volte su 11 durante la stagione regolare.

Artis Gilmore

Artis Gilmore

Fu uno smacco incredibile, i Colonels ancora una volta si sciolsero come neve al sole nella post-season e la dirigenza mise mano al roster cedendo Darel Carrier, giunto ormai agli sgoccioli della sua carriera professionistica, e Cincy Powell agli Stars, sostituendoli con Rick Mount, guardia campione ABA con i Pacers e con Walter Simon, ala piccola dai Nets noto per le sue doti difensive. Con questo gruppo Kentucky si presentò ai nastri di partenza della stagione seguente ancor più agguerrita, confermandosi come la miglior difesa della lega e riuscendo a chiudere con ben 56W: Issel fu lievemente meno produttivo, ma con 27.3 punti e 11 rimbalzi si confermò il migliore marcatore di squadra, mentre Gilmore con 17.6 rimbalzi e il 56% al tiro guidò ancora la lega per il 2°anno in fila in quelle statistiche. Ai playoff andò molto meglio, infatti la squadra di Mullaney vinse per 4-1 il 1°turno contro gli Squires di Erving e Gervin, poi riuscì ad avere la meglio contro la miglior squadra della lega, i Cougars dell’MVP Cunningham, in una battaglia serrata durata ben 7 gare e conclusasi a Charlotte con il 107-96 dei Colonels grazie ai 31 punti di Issel. Il ritorno alle ABA Finals dopo 2 anni però non andò come sperato, infatti contro i Pacers campioni in carica, i Colonels persero un’altra maratona da 7 gare, vedendo infrangersi ancora i sogni di gloria con la sconfitta per 88-81 al Freedom Hall, nonostante il duo Gilmore-Issel contribuì per tutta la serie con oltre 45 punti e 30 rimbalzi complessivi.

Indice “DailyBasket Focus – ABA History”
Puntata 1 – La nascita e i primi passi
Puntata 2 – Tra difficoltà economiche e la fine delle ostilità
Puntata 3 – Pipers, dal successo all’anonimato (1^parte)
Puntata 4 – Pipers, dal successo all’anonimato (2^parte)
Puntata 5 – Buccaneers, i primi anni positivi a New Orleans (1^parte)
Puntata 6 – Buccaneers, l’addio alla Louisiana e l’approdo a Memphis (2^parte)
Puntata 7 – Buccaneers, dagli anni disastrosi dei Memphis Tams fino all’epilogo (3^parte)
Puntata 8 – Oaks, dall’ingaggio di Barry alla scoperta di Jabali fino all’abbandono della California (1^parte)
Puntata 9 – Oaks, gli anni dei Virginia Squires tra Charlie Scott, Julius Erving e George Gervin (2^parte)
Puntata 10 – Muskies, l’anno a Minneapolis e l’approdo a Miami come Floridians (1^parte)
Puntata 11 – Floridians, gli anni di coach Bass, di Calvin, Jones e Jabali (2^parte)
Puntata 12 – Conquistadors, da coach K.C. Jones all’ingaggio di Wilt Chamberlain (1^parte)
Puntata 13 – Conquistadors, l’addio a Chamberlain e l’inizio del declino dei nuovi Sails (2^parte)
Puntata 14 – Amigos, l’anno deludente ad Anaheim e la nascita dei gloriosi Stars di Bill Sharman (1^parte)
Puntata 15 – Stars, i primi ruggenti anni ’70 con le battaglie ai Pacers fino alla bancarotta (2^parte)
Puntata 16 – Mavericks, il disasatro a Houston e la nascita dei Carolina Cougars di Billy Cunningham e Larry Brown (1^parte)
Puntata 17 – Cougars, l’ultimo anno di Cunningham fino alla nascita dei disfunzionali Spirits of St. Louis (2^parte)


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